Brugherio, Safety Blues fa memoria di un cittadino scomparso nel 2002

Safety Blues è un recital dedicato alle morti bianche e agli incidenti sul lavoro che, quando possibile, personalizza la narrazione con alcune storie toccanti accadute a persone che hanno vissuto nel luogo che ospita lo spettacolo.
Tra le tante vicende che, purtroppo, hanno visto protagonisti cittadini di Brugherio, ne è stata scelta una in particolare, quella di Michele Trombello, la cui attività professionale si è incrociata con quella di Pier Angelo Cantù, autore, regista e interprete dello spettacolo.

Trombello era manager di una importante società di noleggio quando Cantù dirigeva la prima rivista dedicata al settore. I due si erano incontrati durante una fiera nell’ottobre del 2001. Qualche mese dopo, suo malgrado, Michele è stato protagonista di una vicenda eclatante, toccante, straziante, che è stata raccontata da Cantù tra le pagine della rivista Noleggio nel giugno 2002.

Riportiamo qui sotto l’articolo pubblicato allora, ricordando che la storia di Michele chiuderà la rappresentazione di Safety Blues in calendario a Brugherio il prossimo 15 di settembre dando spazio alla versione live di “Tienimi con te” – brano conclusivo del recital, scritto da Warren Zevon e Jorge Calderon – nell’adattamento di Marco Grompi, inserito nell’album “Dalla Polvere e dal Fuoco” uscito nel 2015 (cfr. video).

 

“Ediltek, Busto Arsizio, 21 aprile, ore 13: un “tranquillo” giorno di fiera, consumato tra visitatori, curiosi, professionisti del settore che animano la giornata conclusiva di una vivace rassegna dedicata all’edilizia. Un’apparente tranquillità che prelude a un’ineluttabile tragedia: improvvisamente, da una gru movimentata imprudentemente presso uno stand, un gancio comincia a incombere pericolosamente e a minacciare un bambino di sette anni, in visita con i genitori. Michele Trombello, che stava eseguendo le operazioni di manovra insieme a un collega, in quell’attimo – frammenti di secondi – deve aver visto il pericolo e anche oltre: un bambino esposto sotto il gancio, una spada di Damocle fin troppo evidente nella sua traiettoria, intuendo la fine inevitabile che avrebbe atteso il bimbo. E in quell’attimo – frammenti di secondi – non ha esitato a tuffarsi nel pericolo in prima persona, spingendo istintivamente il bambino fuori dalla traiettoria del gancio, da cui però è stato pesantemente travolto, morendo sul colpo. Un attimo in cui, raccolte tutte le energie, Michele non ha esitato a mettere se stesso in pericolo, pur di salvare la vita di un bambino.

Chi era Michele Trombello? Trentatré anni, nato a Resuttano, in provincia di Caltanissetta, Michele si era trasferito a Brugherio da una decina d’anni. Sposato, senza figli, da un anno aveva iniziato a lavorare per la Nacanco, di cui era divenuto responsabile della sede di Milano, dopo aver dimostrato doti non comuni non solo sul piano strettamente umano, ma anche professionale. Dal ritratto che ne fanno colleghi e titolari della società, emerge il profilo di un ragazzo fantastico, sempre con il sorriso sulle labbra, sempre disponibile e aperto con i clienti e con i collaboratori. Un ragazzo solare, aperto e pronto a sostenere il suo prossimo: aveva già avuto modo di dar prova di generosità aiutando finanziariamente un collega in difficoltà economiche. «Sul piano strettamente professionale – ci conferma Stefano Giusto, responsabile della Nacanco – era fortemente motivato. Credo che nella nostra azienda avesse trovato la piena realizzazione dei suoi sogni: una società giovane, dinamica e organizzata, che aveva “sposato” con impegno e massima dedizione professionale. Ma prima ancora delle sue doti professionali, ci aveva affascinato la figura umana di Michele. La sua tragica scomparsa ci ha lasciato un vuoto incolmabile, sotto tutti i punti di vista. Ci stiamo ancora chiedendo se, come e perché abbia potuto consumarsi una fine così ingiusta quanto immeritata».

Distratti e fuorviati da falsi miti e da illusorie figure eroiche che ci vengono proposte quotidianamente da mass-media e opinion leaders, di fronte alla semplicità e all’immediatezza di una scelta eroica quale quella di Michele, rimaniamo scossi e un po’ turbati. Forse perchè quanto è successo e tutto quanto è stato detto di Michele, almeno per poco, ci costringe a ricordare che la grandezza di un uomo si misura nella “semplicità” di un gesto, nel frammento di un attimo che può farci intravedere una luce infinitamente grande, un cuore infinitamente eroico. Un attimo che è bastato per strappare troppo presto alla vita Michele. Un attimo che è bastato per restituire alla vita un bimbo in pericolo. Nella fugacità di un attimo si è consumato il dramma di due esistenze parallele. Ciao Michele”.

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